martedì 23 settembre 2014

IL RAGGIO VERDE


IL RAGGIO VERDE

(Un fenomeno di foto meteore)

(IK8LVL)

Claudio Romano

Il raggio verde è un fenomeno ottico che avviene in concomitanza con il tramonto del Sole. Il fenomeno è dovuto alla rifrazione atmosferica della luce solare attraverso strati di aria piuttosto spessi, cosa che può avvenire solo al tramonto. I vari colori della luce non vengono rifratti con la stessa angolazione, l’atmosfera fa da “prisma ottico” e, data una particolare angolazione, viene selezionata la componente verde. Il fenomeno non sempre  è facile da osservare ad occhio nudo a causa del fatto che ha una durata molto breve.  Risulta difficile  da essere fotografato  proprio a causa del fatto che dura poco Questo straordinario evento appartiene alla famiglia delle fotometeore e si può manifestare con due modalità diverse. Nel primo caso, quando  il sole è molto schiacciato e ben visibile sopra l’orizzonte, si può formare un arco verde molto sottile che si distacca dal lembo superiore del Sole sfilacciandosi in uno o in più filamenti verdi sovrapposti (green rim). Se questo attraversa uno strato d’inversione termica, allora si accende in un vero e proprio flash verde (green flash). Nella letteratura scientifica quando il Sole subisce l’insieme di queste deformazioni, si dice che si è in presenza di un “mock mirage”. possibile vedere generalmente nelle giornate di estate, quando il Sole, sparendo al tramonto, crea un sottile strato debolmente luminoso che nasce e si arresta in pochi secondi. Generalmente, viene avvertito ad occhio nudo nelle giornate chiare. È frutto della rifrazione della luce solare da parte dell'atmosfera, più evidente al tramonto, quando i raggi solari radenti attraversano uno strato d'aria più spesso. È da considerare anche che il sistema ottico umano è fondato sulle diadi rosso-verde e giallo-blu, cioè, grossolanamente, nel punto spaziale e nel momento nei quali si vede per esempio il rosso, non si può vedere il verde, e viceversa, e similarmente per la coppia giallo-blu. Nel caso del fenomeno ottico chiamato "sfarfallio", all'immagine reale osservata viene associata dal cervello un'immagine fittizia complementare, e così può essere spiegato il fenomeno del raggio verde. Fin dall'antichità varie popolazioni tra cui Caldei, Babilonesi ed Egiziani annotarono il fenomeno, senza per altro riuscire a spiegarne l'origine. Origine che neanche il grande fisico Newton seppe dare. Il fenomeno venne osservato e descritto anche dai fisici Joule nel 1869 e Lord Kelvin nel 1893. Jules Verne vi si ispirò in un suo romanzo (Il raggio verde, 1882), mentre Eric Rohmer in un suo film (Il raggio verde, 1986

Previsione del fenomeno: Il fenomeno si può prevedere con circa 20-40 minuti d'anticipo con la probabilità di successo del 66% (2 volte su 3) osservando attentamente i seguenti fattori meteorologici: ci deve essere vento sostenuto, come una forte Tramontana; un moto ondoso, lontano dalla costa, può amplificare angolarmente il raggio, ma uno eccessivo, o solamente sotto costa, lo può soffocare le velature lo rendono improbabile, ma non impossibile;alta pressione sull'orizzonte e cielo limpido almeno 10° sopra il Sole; si è verificato anche con piccole formazioni di cirrostrati 3°/4° sopra di esso si deve essere appena insediato un anticiclone, se è presente da più di 2-3 giorni la visione del raggio è improbabile; La possibilità di riuscita nella previsione sale al 90% osservando i seguenti fenomeni, circa 5-10 minuti prima del tramonto: e il Sole è molto deformato e tremolante, ma luminoso e bianco, il fenomeno è accentuato e visibile ad occhio nudo e si potrebbe vedere il raggio verde sfumare con una tonalità blu; Molti credono sia un fenomeno leggendario, invece è reale, e forse  neanche tanto difficile da osservare. Se avessimo l’abitudine di sostare un attimo in contemplazione, mentre il Sole tramonta o sorge, nei pochi minuti in cui possiamo mirare la nostra stella senza proteggerci dalla luce eccessiva, forse lo noteremmo senza andare in paesi esotici dove si crede sia più visibile.

sabato 16 novembre 2013


EMISSIONI RADIO DEL PIANETA GIOVE

"Radio JOVE Project”

CLAUDIO ROMANO

IK8LVL

 

                Come altri corpi celesti il Pianeta Giove emette intensi segnali radio, nel 1955, Bernard Burke e Kenneth Franklin del Carnegie Institution of Washington, utilizzando un’antenna per radio astronomia specifica (chiamata Croce di Mills) scoprirono che il pianeta Giove emette onde radio a 22.2 MHz.

                C.A. Shain, un astronomo australiano, analizzò delle registrazioni di Giove fatte nel 1950-51 alla frequenza di 18.3 MHz. Trovò che Giove emetteva più rumore radio quando era rivolto verso la Terra in un particolare,  ciò voleva significare che segnali  radio provenivano da sorgenti localizzate a particolari longitudini, erano individuate in determinate zone della superficie del pianeta.

                Nel 1964 E. Keith Bigg scoprì una connessione tra le tempeste radio di Giove e la posizione orbitale del suo satellite Io-Giove, caratterizzato da una magnetosfera. (Per magnetosfera si intende la regione di spazio circostante un corpo celeste entro la quale il campo magnetico da esso generato domina il moto delle eventuali particelle cariche presenti. Il termine è entrato in uso dopo gli anni cinquanta del XX secolo, quando è stato per la prima volta proposto dal fisico Thomas Gold.)  molto intensa dalla forma a strati toroidale che  discosta dagli altri pianeti per emissioni sporadiche, polarizzate e molto intense. Ciò fa pensare alla presenza di meccanismi non termici.

 Le radiazioni (burst), sporadiche, sono il risultato di violenti processi nell'atmosfera del pianeta collegati al moto del suo satellite Io, ed hanno potenza tale da poter essere rivelata da dispositivi amatoriali. La magnetosfera di Giove contiene particelle cariche provenienti dal satellite Io, in aggiunta al vento solare intrappolato nelle linee del suo campo magnetico. Una densa nuvola di elettroni forma un anello intorno all’equatore magnetico di Giove. I vulcani di Io lanciano, con grande potenza, gas elettricamente conduttori verso la zona interna della magnetosfera

L'energia per l'attività vulcanica del satellite deriva probabilmente dalle forze di marea sprigionate dall'interazione tra Io, Giove e altri due satelliti naturali del pianeta, Europa e Ganimede

                L’ascolto di queste emissioni viene fatto come detto su specifiche frequenze delle onde corte che corrispondono all’incirca alla lunghezza d’onda di 15 metri.

La NASA nell’ambito dei suoi programmi di divulgazione ha finanziato un progetto “Radio JOVE Project”destinato alle scuole questo progetto ha lo scopo di avvicinare i ragazzi all’astronomia in maniera facile e avvincente.

                La NASA ha predisposto un Kit composto da un ricevitore da una antenna software sfruttando la scheda audio dei PC  per la registrazione dei segnali. Il tutto facilmente assemblabile anche dai non esperti, grazie alle dettagliate istruzioni allegate. In particolare il software molto valido, infatti, è un sistema di visualizzazione e registrazione dei dati ricevuti che, sostituisce i costosi e ormai obsoleti registratori grafici a carta.

 

E’ bene ricordare che su Giove è presente l’'atmosfera è la più estesa atmosfera planetaria del sistema solare. È composta principalmente da idrogeno molecolare ed elio - con proporzioni simili alla loro abbondanza nel Sole - con tracce di metano, ammoniaca, acido solfidrico ed acqua; quest'ultima non è stata finora rilevata ma si ritiene che sia presente in profondità. Le abbondanze dell'ossigeno, dell'azoto, dello zolfo e dei gas nobili sono superiori di un fattore tre ai valori misurati nel Sole

Su Giove avvengono tempeste potenti, sempre accompagnate da scariche di fulmini. Le tempeste si formano principalmente nelle bande e sono il risultato di moti convettivi dell'aria umida nell'atmosfera, che portano all'evaporazione e condensazione dell'acqua. Sono siti d’intense correnti ascensionali che conducono alla formazione di nubi luminose e dense. I fulmini su Giove sono in media molto più potenti che quelli sulla Terra, tuttavia avvengono con minore frequenza e, quindi complessivamente il livello medio della potenza luminosa emessa dai fulmini sui due pianeti sono confrontabili.

            Da analisi statistica delle emissioni radio di Giove registrate a Terra, si scopre che queste tempeste avvengono con alta probabilità quando Io, una delle lune di Giove, si trova in una certa posizione intorno al pianeta. Per questo motivo tali tempeste si chiamano IO-A.  Le tempeste IO-A si percepiscono a terra come segnali che ricordano il rumore delle onde del mare (si tratta cioè di Long-Bursts).

Generalmente si è notato il periodo estivo, il  monitoraggio di giove non è indicato quando a un maggiore apporto di radiazione solare ultravioletta corrispondono un incremento della densita' elettroni, la ionosfera puo' restare attiva anche in ore notturne, ostacolando, di fatto, l'attivita' di Giove spinge molti radio-astrofili a prediligere la stagione invernale per osservare Giove.

 

            E’ facilmente intuibile che per noi radioamatori tale attività possa essere facilmente percorribile considerato  i mezzi  che occorrono, radio antenne e PC ….e tanta pazienza.

            Infatti la Sezione di Napoli dell’ARI  ha iniziato un percorso  di collaborazione con l’U.A.N (Unione Astrofili Napoletana) per allestire una stazione per il monitoraggio delle onde radio di Giove presso l’Osservatorio Astronomico Capodimonte.

Il naufragio del transatlantico “Republic” Claudio Romano L’affondamento del “Republic “dimostrò l'importanza della radiotelegrafia co...